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Senza Destino

Film




Senza Destino (Sorstalansßg)

Cast
Marcell Nagy, ┴ron DimÚny, Andrßs m. KecskÚs, Jozsef Gyabronka, Endre Harkanyi, Zsolt Der, Dani Szabˇ, Tibor Mertz, PÚter Vida, Zoltan Bukovszki

Regia
Lajos Koltai


Trama

Racconto doloroso e dettagliato dell'esistenza in un campo di concentramento attraverso lo sguardo di Gyuri, un giovane ebreo ungherese. Dopo la deportazione del padre in quelli che sono creduti semplicemente campi di lavoro, anche Gyuri viene rastrellato sull'autobus che lo sta portando a scuola. Dopo un periodo passato ad Auschwitz, viene poi spostato a Buchenwald, dove viene perseguitato da un kap˛ ungherese e dove inizia la sua routine di fatica, dolore, sottomissione e degrado: perde i lunghi riccioli neri, dimagrisce progressivamente, spala sassi, trasporta sacchi pesantissimi, si lava di rado, contrae la scabbia, gli va in cancrena un ginocchio, Ŕ costretto a dormire vicino ai moribondi e a passare intere giornate in piedi, al freddo o sotto la pioggia. Eppure non "perde se stesso" - come dirÓ una volta uscito dal lager, prelevato per miracolo da una fossa comune dalle truppe alleate - nÚ il contatto con la realtÓ. Una realtÓ fatta anche di piccole e necessarie astuzie per sopravvivere e di momenti che senza imbarazzo definisce "piacevoli"...

Note

- IMRE KERTESZ NEL 2002 HA RICEVUTO IL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA. - E' IL PRIMO FILM DIRETTO DA KOLTAJ, NOTO DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA. NEL 2005 E' STATO PRESENTATO A VARI FESTIVAL INTERNAZIONALI TRA I QUALI: BERLINO, CANNES, TORONTO, CHICAGO

Senza destino

Direttore della fotografia di oltre sessanta pellicole, tra cui le nostre "La leggenda del pianista sull' oceano" (1998) e "MalŔna" (2000) di Giuseppe Tornatore, Lajos Koltai esordisce dietro la macchina da presa con Sorstalansßg, che ora, in occasione della Giornata della Memoria, approda nelle sale cinematografiche italiane con il titolo Senza destino.
Girato in 11 settimane con una troupe di circa 500 persone, oltre ai 145 attori, tra cui il nuovo agente 007 Daniel Craig, e le 10000 comparse, Senza destino, tratto dal romanzo Fateless, scritto da Imre KertÚsz, vincitore del premio Nobel per la Letteratura nel 2002, vede il giovane e bravo Marcell Nagy (qualcuno lo ricorda nel televisivo "I ragazzi della via Pal" di Maurizio Zaccaro?) nei panni di Gyuri K÷ves, ragazzino ebreo di Budapest, brillante e sensibile, che, rinchiuso in un campo di concentramento, cerca in ogni modo, tra il dolore e le spietate azioni dei disumani carcerieri, di adattarsi perfino alle situazioni pi¨ tremende. E la voce narrante del protagonista ci trasporta, fin dai primi minuti di visione, all'interno di un'interessante vicenda di celluloide, caratterizzata da un'impeccabile ricostruzione scenografica, la cui bellissima fotografia dai colori desaturizzati, per mano di Gyula Pados (Kontroll), contribuisce in maniera fondamentale ad enfatizzare efficacemente la tristezza del racconto in questione, il quale, come c'era da aspettarsi, non manca di immagini disturbanti. Ma Koltai, nonostante si trovi a rielaborare il fin troppo sfruttato tema dell'Olocausto, riesce nell'impresa di non scadere nel patetico e facile sentimentalismo, supportato anche dalle splendide musiche del mai troppo elogiato Ennio Morricone, le quali, sebbene riecheggino vagamente le composizioni storiche dei film di Sergio Leone, conferiscono grande poesia; ed il pregio pi¨ grande del suo esordio registico Ŕ riconoscibile nella capacitÓ di catturare l'attenzione dello spettatore dalla prima all'ultima inquadratura, elemento, questo, che raramente si riscontra in produzioni del genere, soprattutto quando la durata non rientra tra le pi¨ brevi (qui siamo intorno ai 130 minuti).
Quindi, dopo "Il pianista" (2002) di Roman Polanski, si torna ad affrontare seriamente un argomento dinanzi al quale Roberto Benigni ci aveva invitati a sorridere, e tutti coloro che si chiedono, al di lÓ dell'interesse storico-didattico, per quale motivo vengano ancora oggi realizzati lungometraggi di questo tipo, potrebbero trovare l'occasione per essere spinti alla riflessione nei confronti di due elementi da sempre presenti nel quotidiano vivere, sia prima che dopo il Nazismo: la sofferenza dell'essere umano e la conseguente ricerca della felicitÓ.


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